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Circolazione delle banconote

Taglio
Valore in CHF
Valore in %
Numero di biglietti
Numero di biglietti in %
 
 
 
 
 
1'000
45'022'958'000
62.3%
45'022'958
10.6%
500*
103'622'000
0.1%
207'244
0.0%
200
10'246'218'200
14.2%
51'231'091
12.0%
100
11'836'968'900
16.4%
118'369'689
27.8%
50
2'615'250'800
3.6%
52'305'016
12.3%
20
1'682'864'720
2.3%
84'143'236
19.8%
10
747'139'110
1.0%
74'713'911
17.5%
 
 
 
 
 
Total
72'255'021'730
100%
425'993'145
100%

Tabella: Banconote in circolazione nel 2016, in media
* Banconote appartenenti ancora alla 6a serie

L’elevata quota dei tagli più alti è un indizio per la diffusa utilizzazione di tali banconote non solo come mezzo di pagamento, ma anche come riserva di valore.
Dal 1907, anno in cui la BNS ha iniziato la propria attività, a oggi il valore complessivo delle banconote in circolazione è considerevolmente aumentato. In parte, ciò è da attribuirsi all’incremento del livello dei prezzi. Il grafico qui sotto mostra l’evoluzione della circolazione di banconote in termini nominali e in termini reali, ossia deflazionati con l’indice dei prezzi al consumo (base 1907). Le cifre includono le banconote delle precedenti banche di emissione, che fino al 1910 circolavano accanto a quelle della Banca nazionale, nonché i buoni di cassa della Confederazione, in circolazione tra il 1915 e il 1929. Come si vede, tra la fine del 1907 e la fine del 2016 il valore nominale della circolazione di banconote è aumentato dell'81'177%. In termini reali il circolante cartaceo fa registrare un tasso di crescita nettamente inferiore, ma pur sempre considerevole, del 7'146%.

Figura: Circolazione di banconote 1907–2016

Figura: Rapporto fra circolazione di banconote e PIL

L’aumento della circolazione di banconote rispecchia in parte anche la crescita economica. Il grafico qui sopra mostra l’andamento della circolazione di banconote rapportata al prodotto interno lordo (PIL) nominale. Come si nota, dalla fine della Seconda guerra mondiale ad oggi il rapporto fra circolante e PIL nominale si è costantemente ridotto. In altre parole: la circolazione di banconote è cresciuta più lentamente del PIL. Negli anni sessanta, il volume medio del numerario corrispondeva ancora al 16% del prodotto interno lordo, una percentuale doppia rispetto a quella attuale. Ciò rispecchia il progresso delle tecnologie di pagamento, il quale ha favorito la diffusione dei pagamenti senza contante, consentendo alle aziende e alle famiglie di ridurre le proprie consistenze di cassa. A differenza di quanto è accaduto dopo la Seconda guerra mondiale, nei primi quarant’anni del secolo scorso il rapporto fra circolazione di banconote e PIL era aumentato. Tale evoluzione era dovuta inizialmente alla progressiva sostituzione di monete metalliche e assegni con banconote nei primi anni di attività della BNS. In seguito, l’incertezza generale nel contesto della Prima guerra mondiale, la deflazione all’inizio degli anni venti e la crisi economica degli anni trenta avevano stimolato la tesaurizzazione delle banconote.
Nella sua funzione di riserva di valore, il contante ha riacquistato importanza a partire dal 2008. L’aumento della domanda di banconote è riconducibile, tra l’altro, al persistente basso livello dei tassi di interesse. La crisi sui mercati finanziari e la crisi del debito hanno contribuito a rendere più attraente la detenzione di contante. La crescita della domanda di tagli meno elevati rispecchia soprattutto l’evoluzione positiva del consumo privato.