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La Banca nazionale: saldamente radicata anche in tempi turbolenti

24 aprile 2026
Barbara Janom Steiner, presidente del Consiglio di banca
118ª Assemblea generale ordinaria delle azioniste e degli azionisti della Banca nazionale svizzera, Berna

Riassunto

La Banca nazionale vanta una struttura istituzionale efficace e solida. La sua forma giuridica, unica nel suo genere, di società anonima disciplinata da una legge speciale amministrata con il concorso e sotto la sorveglianza della Confederazione, è rimasta immutata fin dalla sua fondazione. Questo particolare assetto istituzionale contribuisce in modo significativo alla sua indipendenza e alla sua stabilità. La composizione dell'azionariato è caratterizzata da una notevole continuità. Tutti i Cantoni sono azionisti della Banca nazionale, così come tutte le banche cantonali. La Confederazione, per contro, non vi detiene partecipazioni. Grazie all'ampia diffusione dell'azionariato privato la Banca nazionale è inoltre saldamente radicata nella popolazione svizzera. Questo aspetto, dimostratosi vincente, va tutelato.

In tempi difficili la stabilità, da sempre un tratto distintivo della Banca nazionale, diventa un bene particolarmente prezioso. Il suo mandato - assicurare la stabilità dei prezzi tenendo conto dell'evoluzione congiunturale - costituisce la base del suo operato. La politica monetaria improntata alla stabilità è il risultato di principi chiari: indipendenza istituzionale, competenza specialistica e assoluta aderenza al mandato ricevuto. La BNS non agisce rispondendo a esigenze di breve periodo, bensì sulla scorta di analisi accurate e avendo sempre ben presente l'interesse generale a lungo termine della Svizzera. Ed è precisamente ciò che ne fa un punto di riferimento in un contesto spesso turbolento.

Gentili azioniste e azionisti,
signore e signori,
gentili ospiti,

già l'anno scorso avevo iniziato il mio discorso dicendo che ci trovavamo in una fase di incertezza e confusione. Guardando agli avvenimenti mondiali attuali, dobbiamo purtroppo constatare che l'incertezza non è diminuita. Anzi: è notevolmente aumentata, e con essa anche la mia preoccupazione riguardo a certi sviluppi. Viviamo in un nuovo Occidente, un mondo in cui il sistema di valori sta cambiando in profondità. Un mondo dove lo stato di diritto, la libertà di espressione, le conquiste democratiche, le organizzazioni internazionali e le alleanze fra Stati sono messi in discussione, dove le minacce e la retorica bellicista sono all'ordine del giorno e non si esita a ricorrere a guerre e distruzione. In tempi così difficili può essere utile riscoprire le proprie radici. È esattamente ciò che vorrei illustrare sull'esempio della nostra Banca nazionale, tra l'altro ricordando le considerazioni alla base della sua fondazione, la sua particolare forma giuridica nonché l'evoluzione e la composizione dell'azionariato.

Il lungo cammino verso la fondazione della Banca nazionale

Gentili presenti, guardiamo indietro alla seconda metà del XIX secolo. Nel giovane Stato federale numerose banche cantonali e banche di emissione private immettevano in circolo banconote proprie. Poiché questo sistema presentava notevoli carenze, si convenne di centralizzare l'attività di emissione. Nel 1891 la Confederazione ricevette per Costituzione il diritto esclusivo di mettere in circolazione la cartamoneta, successivamente trasferito alla Banca nazionale. Ci vollero comunque ancora 16 anni prima che essa iniziasse la propria attività nel 1907.

Prima della fondazione era necessario chiarire due questioni fondamentali: la forma giuridica della banca centrale e l'indennizzo dei Cantoni. Per quanto riguarda la forma giuridica, ai fautori di una banca statale si contrapponevano i sostenitori di una società anonima di diritto privato. I primi volevano un ente pubblico vicino alla Confederazione e con sede a Berna. I secondi, invece, sottolineavano l'importanza dell'indipendenza dalla politica, privilegiando la vicinanza alla piazza finanziaria e quindi Zurigo come sede.

Dopo strenue trattative, si raggiunse un compromesso tipicamente svizzero: la Banca nazionale fu fondata come società anonima retta da norme speciali e amministrata con il concorso e sotto la sorveglianza della Confederazione. Le furono assegnate due sedi, una a Berna e una a Zurigo. I Cantoni partecipavano al capitale e all'utile della Banca nazionale. A loro era riservata una quota di due quinti del capitale azionario e fu stabilito che ricevessero almeno due terzi dell'utile.

Anche alle ex banche di emissione private fu attribuita una quota, pari a un quinto, mentre ai privati spettavano i restanti due quinti delle azioni, collocate mediante sottoscrizione pubblica. La scelta di un azionariato diffuso era voluta e la preferenza veniva data alle sottoscrizioni di piccola entità onde radicare la Banca nazionale nella popolazione.

Una forma giuridica unica nel suo genere

Signore e signori, è inconsueto che una banca centrale abbia azioniste e azionisti e che le sue azioni possano essere detenute anche da privati. A livello mondiale modelli di questa natura costituiscono l'eccezione. La maggior parte degli istituti di emissione non ha un azionariato privato.

Le azioni della Banca nazionale non sono paragonabili a quelle di altre società, in quanto essa assolve un mandato pubblico ed è guidata sotto la sorveglianza della Confederazione. Ecco perché i diritti di azioniste e azionisti sono limitati. Il dividendo non può superare il 6% del capitale azionario, dato che l'eventuale utile della Banca nazionale non è che un sottoprodotto dell'adempimento del mandato ed è distribuito per la maggior parte a Confederazione e Cantoni.

Inoltre, salvo che per l'azionariato pubblico, il numero massimo di voti esprimibili è 100. Anche le competenze dell'Assemblea generale sono limitate: essa può avanzare proposte su questioni organizzative, ma non sulla politica monetaria o di investimento.

Questa struttura, concepita per garantire l'indipendenza della Banca nazionale, ha dato buona prova di sé ed è stata confermata anche in occasione della revisione della Legge sulla Banca nazionale nel 2003. L'indipendenza consente una politica monetaria improntata alla stabilità dei prezzi e protegge da ingerenze politiche.

Un azionariato straordinariamente stabile

L'assetto proprietario della BNS ha mostrato nel corso dei decenni una considerevole stabilità, in particolare fra i Cantoni e le banche cantonali. I primi detengono circa il 39% del capitale, le seconde poco meno del 12%. I maggiori azionisti sono i Cantoni di Berna e Zurigo. La Confederazione non detiene azioni.

Il restante 49% è in mano ad azioniste e azionisti privati, provenienti per la maggior parte dalla Svizzera e per una piccola parte, pari al 9%, dall'estero. Malgrado una certa internazionalizzazione, la struttura azionaria è rimasta nel complesso stabile. La Banca nazionale continua pertanto a disporre di un azionariato ampiamente distribuito ed è saldamente radicata nella popolazione.

Signore e signori, permettetemi di riassumere quanto detto finora. La Banca nazionale vanta una struttura istituzionale efficace e solida. La stabilità e la continuità istituzionali costituiscono un'importante premessa per l'efficace assolvimento del suo mandato nell'interesse generale del Paese. La sua forma giuridica di società anonima disciplinata da una legge speciale è rimasta immutata fin dalla fondazione. Essa contribuisce in modo significativo all'indipendenza e alla stabilità della Banca nazionale. La composizione dell'azionariato è caratterizzata da una notevole continuità. Tutti i Cantoni sono azionisti della Banca nazionale, così come tutte le banche cantonali. Grazie all'ampia diffusione dell'azionariato privato la Banca nazionale è inoltre saldamente radicata nella popolazione svizzera. Questo aspetto, dimostratosi vincente, in tempi difficili assume un valore inestimabile e va tutelato.

Conclusione

Signore e signori, viviamo in un'epoca in cui tensioni geopolitiche, incertezze sul fronte economico e forte mutevolezza dei mercati finanziari si sovrappongono. In un simile contesto la stabilità, da sempre un tratto distintivo della Banca nazionale, diventa un bene particolarmente prezioso. Il suo mandato - assicurare la stabilità dei prezzi tenendo conto dell'evoluzione congiunturale - costituisce la base del suo operato.

In ultima analisi, un elemento fondamentale del mandato della Banca nazionale risiede nella capacità di infondere fiducia, fiducia nella stabilità della nostra moneta e nell'affidabilità delle nostre istituzioni. È proprio quando i mercati finiscono sotto pressione, l'inflazione aumenta o le crisi globali generano incertezza che si riconosce l'importanza di una banca centrale accorta e indipendente. La BNS non agisce rispondendo a esigenze di breve periodo, bensì sulla scorta di analisi accurate e avendo sempre ben presente l'interesse generale a lungo termine della Svizzera.

La politica monetaria improntata alla stabilità è il risultato di principi chiari: indipendenza istituzionale, competenza specialistica e assoluta aderenza al mandato ricevuto. La Banca nazionale si sottrae volutamente alle influenze politiche orientate a obiettivi immediati e crea così le premesse per un'azione credibile e duratura nel tempo. Ed è precisamente ciò che ne fa un punto di riferimento in un contesto spesso turbolento. Tutti ne traggono beneficio: le economie domestiche sono protette dalla perdita di potere d'acquisto e le imprese possono contare su condizioni quadro affidabili che permettono una pianificazione sicura.

Stabilità peraltro non significa affatto immobilismo. Le sfide cambiano incessantemente, per effetto di trasformazioni globali, innovazioni tecnologiche o crisi impreviste. Pertanto, una banca centrale forte si distingue non soltanto per la sua stabilità, ma anche per la sua capacità di adattamento. La stabilità nasce dall'interazione tra continuità ed evoluzione.

È così che la Banca nazionale svizzera continuerà ad essere anche in futuro un pilastro affidabile del nostro Paese, fornendo orientamento, creando fiducia e apportando un contributo fondamentale alla stabilità e alla riuscita economica del nostro Paese.

Non vorrei concludere il mio discorso senza un doveroso grazie. Grazie alle colleghe e ai colleghi del Consiglio di banca per il fattivo apporto fornito e l'ambiente collegiale. Desidero inoltre ringraziare la Direzione generale guidata dal presidente Martin Schlegel per la collaborazione piacevole e fruttuosa.

La mia gratitudine, infine, va ai collaboratori e alle collaboratrici della Banca nazionale per la dedizione e il quotidiano impegno a favore della BNS. Chiudo con un sentito ringraziamento a voi, stimati azionisti e azioniste, per la fedeltà e la fiducia che ci dimostrate.

Vi ringrazio per l'attenzione.

Autori e autrici

  • Barbara Janom Steiner
    presidente del Consiglio di banca

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