Nuove condizioni di fondo per la politica monetaria: le sfide per la Banca nazionale svizzera

Thomas Jordan, presidente della Direzione generale

Jackson Hole Economic Policy Symposium: Reassessing Constraints on the Economy and Policy, 27.08.2022

La pandemia e la guerra in Ucraina hanno mutato radicalmente le condizioni di fondo per la politica monetaria. L’incertezza è per molti versi nettamente aumentata e l’inflazione è fortemente cresciuta.

Nel giugno 2022 la Banca nazionale ha innalzato per la prima volta dopo quindici anni il suo tasso guida e ha annunciato che nei mesi successivi avrebbero potuto rendersi necessari ulteriori rialzi. Questa decisione è stata presa in un contesto caratterizzato da grande incertezza. L’interpretazione dei dati disponibili è difficile, in particolare la distinzione tra pressione inflazionistica temporanea e durevole. Anche le prospettive di più lungo termine per la politica monetaria sono altamente incerte. Fattori strutturali quali la transizione verde o il processo di frammentazione dell’economia mondiale potrebbero portare nei prossimi anni a una pressione inflazionistica persistentemente più elevata.

Garantire la stabilità dei prezzi nell’epoca postpandemica deve essere una priorità assoluta. Nel medio-lungo termine permarrà un’elevata incertezza e in una tale situazione un buon quadro analitico è decisivo. Inoltre, per condurre una politica monetaria efficace e robusta in un regime sia deflazionistico che inflazionistico è necessario anche disporre di un contesto istituzionale appropriato. Due fattori sono particolarmente importanti al riguardo. Il primo è il perseguimento di un’inflazione bassa tollerando al contempo un determinato margine di oscillazione; in quanto piccola economia aperta la Svizzera è esposta permanentemente a turbative dall’estero. L’approccio della BNS consiste nel tollerare, a seconda della situazione, diversi livelli di inflazione entro l’area di stabilità dei prezzi. Il secondo fattore importante è un mandato di politica monetaria stretto. Una sua interpretazione troppo ampia fa venire meno il chiaro orientamento della politica monetaria alla stabilità dei prezzi e mette a repentaglio l’indipendenza delle banche centrali.